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mercoledì 21 luglio 2021

Blues Sepolcrale n°79



Blues Sepolcrale n°79

Se un epitaffio dovesse raccontare la sua storia, ne avrei uno già pronto sulla sua lapide: egli non chiuse mai completamente la porta nei confronti del Thriller. O forse sarebbe più corretto dire che non vi era alcuna porta da aprire... ma questa è solo una fake news.


Avvenne in una calda notte di luglio che tre improbabili personaggi s’incontrarono. Erano una radiolina che declama esclusivamente poesie di Salvatore Quasimodo, un buffo Omino di Plastica, vecchio gadget Nesquik e una Fatina di Pezza. Ero sul tetto della mia casa: osservavo la luna  mentre stavo sorseggiando una malinconica lattina di birra importata dall'Olanda. Era stata una giornata di impalpabile furore mediatico, trascorsa nel dondolarsi fra l’estasi e la noia, tra divino e profano, lacrime di zucchero e sorrisi d'amianto. Eppure grazie a qualche disonesta razionalizzazione ero riuscito, inspiegabilmente, a tirarmene fuori. L’inconsistenza di quella notte si faceva largo in me, sprigionando dolori interni e riaprendo ancestrali ferite bruciate dal sole... con la  marcia indietro innestata mi dirigevo verso una tanto agognata maturità. E poi? E poi venne la notte a trovarci. Qui non ci sono troppi bei ricordi da contemplare. Ancora una volta osservo la strada che conduce a rimpianti e disillusioni. Suona solitaria un’armonica ferita: è il solito pazzo nostalgico che non vuole arrendersi al fatto che ogni storia ha un fine., impietosa o no, che differenza vuoi che faccia, ora? E ogni stagione porta all'autunno. Non lo dicono in molti, ma il vero obiettivo è il grigiore. E in fondo noi saremo ancora sulla strada, con le scarpe bucate, appena un euro per un caffè. Ma saremo i sopravvissuti alle nostre piccole sporche battaglie quotidiane, sul come nasconderci meglio mentre anche gli auricolari del mio iPod si stanno facendo grigi.

Conoscevo una ragazza che amavo su quella strada, oggi quando passo di lì penso a cosa stia facendo della sua vita e dove siano svanite le risate, i clamori e gli amplificatori che spingevamo a palla fino alla saturazione! Adesso mi sono lasciato crescere questa barba e a volte sento che mi sto lasciando vivere. Però mi ricordo proprio bene i suoi occhioni blu, fissarmi con stupore e indifferenza, e come un killer sotto la pioggia studiavi le mie reazioni, davvero troppo emotive, vero? Alle volte dei sentimenti, se non sono quelli giusti, non sai proprio cosa fartene! Questo treno ha smesso di imbarcare disillusi poeti del cazzo e non c’è più il supplemento della sconfitta, dicono! Avanti, ricordiamoci come si fa, un passo dopo l’altro, e ancora una volta potremo ballarci e ridere sopra al Male che ci accompagna, inseparabile e fraterno amico di tante battaglie... ma adesso anche io non sono più così ingenuo ed onesto. Ho smesso di pensare alle stelle cadenti, alla luna e al mare in tempesta. Mi pettino i capelli fino a far sparire, per un momento, il grigio che invade la mia vita. Ho camminato fino a svanire nel cuore della notte e di quest’orizzonte di solipsismo. Sarà anche la notte il solo riparo che mi appartiene, ma quanto costa questo riparo e perché devo sfuggire al mio destino? Chi ha già deciso anche per me? Ci sarà un altro posto per vivere, dove anche un dannato come me possa sentirsi a casa. Ma la casa è diventata troppo affollata, i vestiti troppo stretti, e non so dove andrò stanotte. Là fuori dove il cielo è stato lavato da una dura pioggia benefica. C'è qualcuno che mi chiama con il nome che in pochi conoscono. Stanotte mi sento leggero, cammino e non provo dolore. Questo brindisi è per la tua bellezza, e questo per la mia salute. Questo è per i posti meravigliosi dove andremo. La fortuna è meglio costruirsela da soli… Va tutto bene mamma, sanguino soltanto, e nessuno vuole spezzare le mie catene, perciò continuerò a marciare in solitudine finché anche i miei pensieri diverranno Marcia.

Sento che stanotte è il momento in cui le mie paure si realizzeranno fino a divenire puro delirio e voglia di vivere, un urlo mozzato di sudore e libertà! Corriamo via soltanto finché siamo vivi, adesso! Abbiamo ancora una possibilità di andarcene con le nostre gambe, andiamo via senza bagaglio, non ci lasceranno il tempo di riflettere, solo questo piccolo istante di gloria ci è stato concesso e se siamo ancora un po’ svegli tocca approfittarne prima che sia troppo tardi. Questa lingua d’asfalto brucia di vita e di bramosie, animali notturni, puttane e illusi Bardi, ci stanno insegnando il percorso, sento uno strano riverbero nell'aria e qualcuno la chiama coincidenza, altri magia, ma sento un antico soffio di furore in questa notte meridionale e vedo che qualche giovane cuore spezzato ha già risposto all'appello. E allora cosa stiamo aspettando, è questo il momento in cui le nostre lingue si toccheranno per la prima volta in un abbraccio fraterno! Stanotte mi sento d’essere ancora vergine e non so perché, ma è una sensazione bellissima, e lo sono realmente. Le mie narici bruciano e mi avvertono che il pericolo incombe, questa aria sembra fatta di colla e segatura, non riesco quasi a vederti tanto siamo lontani e tanto la pece ha ricoperto come un vello questa strana notte di fuochi e di solitudine, ma questa notte è il momento, lo sento!

Stanotte il mare ha lame affilate d’argento, pronte a dilaniare e a saziarsi delle mie carni, penso proprio che lo lascerò fare, visto che mai come adesso mi sento un marinaio prigioniero della terra che cerca di arrivare in paradiso, prima che chiudano la porta. Le nuvole imposero il proprio pensiero a tutti gli esseri che stavano animando quella notte. E mi ritrovo con la mente lungo le spiagge ove corrono in amore cavalli di Luna e di Vulcani. In quale parte di cielo vennero incatenati i nostri sogni, dove la chiave di libertà e giustizia! C’è una strana oscurità ai margini della città; c’è uno strano rumore ai bordi della strada, c'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati, c'è un panorama rapito. Mentre la grande bellezza del mondo svanisce per sempre, dietro tende di finto stupore, ma tutto potrebbe risolversi come un lampo in questa notte, se solo tu potessi tornare qui da me, per un'ultima volta almeno, per sempre.

Se un epitaffio dovesse raccontare la mia storia, ne avrei uno breve già pronto sulla mia lapide: ho vissuto la vita perennemente in bilico tra thriller e distopie Millenials.

lunedì 5 agosto 2013

Tokyo Dream (tutto è contaminato)


Il cielo è grigio come ogni cosa intorno. Sono molto lontana da casa. Sono alla fine del mondo. Partita cercando qualcosa, forse di sapere fin dove si potesse arrivare. Distendo il mio telo e mi siedo sulla spiaggia. Guardo il mare. Ho con me un libro e il mio cellulare di sempre. C’è silenzio e poca altra gente.

All'improvviso un fumo bianco si alza dall'acqua, qualcosa è esploso, ma sono tutti calmi, non può essere nulla di grave. Mi alzo per curiosare lungo le strade, finché arrivo ad una chiesa che sembra esserne il cuore. Lì parlo con un prete che ha un foglio scritto da mia madre, gli chiedo di restituirmelo. Riavuto il foglio esco e per le strade è il putiferio. La gente è spaventata e corre in ogni direzione. Io temo per le cose che ho lasciato sulla spiaggia, pensando di ritornarvi di lì a breve.

Ho paura di non poter riprendere il cellulare da cui avrei dovuto chiamarlo. Vado coraggiosamente verso la spiaggia illudendomi che il fumo possa averla risparmiata, ma non è così. Torno indietro cercando di ricordare il suo numero a memoria, con la paura di non farcela. Mi da sollievo fare i numeri uno dopo l’altro, e dalla sua voce capire che sono giusti. Non mi importa sapere se morirò o meno. Se questo fumo sia letale o meno. Parliamo dell’accaduto, come facciamo ogni giorno da questo lungo viaggio. Non siamo preoccupati della distanza finché potremo sentirci, ma spero di poterlo comunque riabbracciare tra non molto. Quando tutto questo sarà finito. Solo al termine della chiamata mi rendo conto che non sarà così semplice, che il mio ritorno non è così scontato.

Tutto è contaminato: l’aria, l’acqua, il cibo. Mi assale lo sconforto. Mentre corro con gli altri a ripararmi da qualche parte, mi ritrovo rifugiata in un bagno non poco squallido, e penso come sia possibile che la nostra fine possa partire da qui, dalla fine del mondo. Insieme a sconosciuti, in un luogo sconosciuto e ameno. Il cuore ne è colpevole? Non posso saperlo! So però che allontanarsi da lui è un incognita, un rischio. Mi trovavo lì solo di passaggio, non era uno di quei viaggi programmati, di cui sai l’arrivo e la partenza. Era semmai un sogno, che è continuato al mio risveglio. E che ora si trova qui su questa pagina, mentre io sono spero non troppo lontana dal luogo dove batte il mio cuore.

Little Rosaria


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