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mercoledì 21 luglio 2021

Blues Sepolcrale n°79



Blues Sepolcrale n°79

Se un epitaffio dovesse raccontare la sua storia, ne avrei uno già pronto sulla sua lapide: egli non chiuse mai completamente la porta nei confronti del Thriller. O forse sarebbe più corretto dire che non vi era alcuna porta da aprire... ma questa è solo una fake news.


Avvenne in una calda notte di luglio che tre improbabili personaggi s’incontrarono. Erano una radiolina che declama esclusivamente poesie di Salvatore Quasimodo, un buffo Omino di Plastica, vecchio gadget Nesquik e una Fatina di Pezza. Ero sul tetto della mia casa: osservavo la luna  mentre stavo sorseggiando una malinconica lattina di birra importata dall'Olanda. Era stata una giornata di impalpabile furore mediatico, trascorsa nel dondolarsi fra l’estasi e la noia, tra divino e profano, lacrime di zucchero e sorrisi d'amianto. Eppure grazie a qualche disonesta razionalizzazione ero riuscito, inspiegabilmente, a tirarmene fuori. L’inconsistenza di quella notte si faceva largo in me, sprigionando dolori interni e riaprendo ancestrali ferite bruciate dal sole... con la  marcia indietro innestata mi dirigevo verso una tanto agognata maturità. E poi? E poi venne la notte a trovarci. Qui non ci sono troppi bei ricordi da contemplare. Ancora una volta osservo la strada che conduce a rimpianti e disillusioni. Suona solitaria un’armonica ferita: è il solito pazzo nostalgico che non vuole arrendersi al fatto che ogni storia ha un fine., impietosa o no, che differenza vuoi che faccia, ora? E ogni stagione porta all'autunno. Non lo dicono in molti, ma il vero obiettivo è il grigiore. E in fondo noi saremo ancora sulla strada, con le scarpe bucate, appena un euro per un caffè. Ma saremo i sopravvissuti alle nostre piccole sporche battaglie quotidiane, sul come nasconderci meglio mentre anche gli auricolari del mio iPod si stanno facendo grigi.

Conoscevo una ragazza che amavo su quella strada, oggi quando passo di lì penso a cosa stia facendo della sua vita e dove siano svanite le risate, i clamori e gli amplificatori che spingevamo a palla fino alla saturazione! Adesso mi sono lasciato crescere questa barba e a volte sento che mi sto lasciando vivere. Però mi ricordo proprio bene i suoi occhioni blu, fissarmi con stupore e indifferenza, e come un killer sotto la pioggia studiavi le mie reazioni, davvero troppo emotive, vero? Alle volte dei sentimenti, se non sono quelli giusti, non sai proprio cosa fartene! Questo treno ha smesso di imbarcare disillusi poeti del cazzo e non c’è più il supplemento della sconfitta, dicono! Avanti, ricordiamoci come si fa, un passo dopo l’altro, e ancora una volta potremo ballarci e ridere sopra al Male che ci accompagna, inseparabile e fraterno amico di tante battaglie... ma adesso anche io non sono più così ingenuo ed onesto. Ho smesso di pensare alle stelle cadenti, alla luna e al mare in tempesta. Mi pettino i capelli fino a far sparire, per un momento, il grigio che invade la mia vita. Ho camminato fino a svanire nel cuore della notte e di quest’orizzonte di solipsismo. Sarà anche la notte il solo riparo che mi appartiene, ma quanto costa questo riparo e perché devo sfuggire al mio destino? Chi ha già deciso anche per me? Ci sarà un altro posto per vivere, dove anche un dannato come me possa sentirsi a casa. Ma la casa è diventata troppo affollata, i vestiti troppo stretti, e non so dove andrò stanotte. Là fuori dove il cielo è stato lavato da una dura pioggia benefica. C'è qualcuno che mi chiama con il nome che in pochi conoscono. Stanotte mi sento leggero, cammino e non provo dolore. Questo brindisi è per la tua bellezza, e questo per la mia salute. Questo è per i posti meravigliosi dove andremo. La fortuna è meglio costruirsela da soli… Va tutto bene mamma, sanguino soltanto, e nessuno vuole spezzare le mie catene, perciò continuerò a marciare in solitudine finché anche i miei pensieri diverranno Marcia.

Sento che stanotte è il momento in cui le mie paure si realizzeranno fino a divenire puro delirio e voglia di vivere, un urlo mozzato di sudore e libertà! Corriamo via soltanto finché siamo vivi, adesso! Abbiamo ancora una possibilità di andarcene con le nostre gambe, andiamo via senza bagaglio, non ci lasceranno il tempo di riflettere, solo questo piccolo istante di gloria ci è stato concesso e se siamo ancora un po’ svegli tocca approfittarne prima che sia troppo tardi. Questa lingua d’asfalto brucia di vita e di bramosie, animali notturni, puttane e illusi Bardi, ci stanno insegnando il percorso, sento uno strano riverbero nell'aria e qualcuno la chiama coincidenza, altri magia, ma sento un antico soffio di furore in questa notte meridionale e vedo che qualche giovane cuore spezzato ha già risposto all'appello. E allora cosa stiamo aspettando, è questo il momento in cui le nostre lingue si toccheranno per la prima volta in un abbraccio fraterno! Stanotte mi sento d’essere ancora vergine e non so perché, ma è una sensazione bellissima, e lo sono realmente. Le mie narici bruciano e mi avvertono che il pericolo incombe, questa aria sembra fatta di colla e segatura, non riesco quasi a vederti tanto siamo lontani e tanto la pece ha ricoperto come un vello questa strana notte di fuochi e di solitudine, ma questa notte è il momento, lo sento!

Stanotte il mare ha lame affilate d’argento, pronte a dilaniare e a saziarsi delle mie carni, penso proprio che lo lascerò fare, visto che mai come adesso mi sento un marinaio prigioniero della terra che cerca di arrivare in paradiso, prima che chiudano la porta. Le nuvole imposero il proprio pensiero a tutti gli esseri che stavano animando quella notte. E mi ritrovo con la mente lungo le spiagge ove corrono in amore cavalli di Luna e di Vulcani. In quale parte di cielo vennero incatenati i nostri sogni, dove la chiave di libertà e giustizia! C’è una strana oscurità ai margini della città; c’è uno strano rumore ai bordi della strada, c'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati, c'è un panorama rapito. Mentre la grande bellezza del mondo svanisce per sempre, dietro tende di finto stupore, ma tutto potrebbe risolversi come un lampo in questa notte, se solo tu potessi tornare qui da me, per un'ultima volta almeno, per sempre.

Se un epitaffio dovesse raccontare la mia storia, ne avrei uno breve già pronto sulla mia lapide: ho vissuto la vita perennemente in bilico tra thriller e distopie Millenials.

venerdì 21 maggio 2021

Bob Dylan 80th Birthday


"Ci sono coloro i quali adorano la solitudine, io non sono uno di loro, in quest'era di vetroresina sto cercando una gemma. La sfera di cristallo lì sul muro non mi ha ancora mostrato nulla, ho pagato il prezzo della solitudine ma finalmente non ho più debiti." (Bob Dylan) 

 Tre mesi fa, senza rendermi conto mi imbarcavo in questa retrospettiva critica dedicata alla produzione in studio di Bob Dylan. Trentanove album, oltre 50 anni di musica, attraversando epoche, stili e generi differenti. È stata un'impresa non da poco. In effetti è stato utile in certi frangenti distaccarsi, svuotare la mente e fare tabula rasa rispetto ad alcuni preconcetti che in oltre 20 anni di ascolto si erano accumulati. Il risultato è la riscoperta di un artista che ha influenzato almeno un paio di generazioni di musicisti, ma che raramente è riuscito a entrare nei cuori e nelle menti del suo pubblico. 

Una storia professionale, dove i bassi superano abbondantemente gli alti, ma del resto quando produci, scrivi e registri musica per oltre 50 anni: il rischio c'è, eccome. Eppure ci sono lavori (meno riusciti) a cui mi sono molto affezionato, in questa ricognizione, all'interno di un percorso analitico necessariamente a ritroso. Ho ritrovato canzoni, suoni, temi che avevo messo da parte. Dimenticato, forse mai esplorato e conosciuto in maniera adeguata. Ora ho terminato questo ciclo e posso andare avanti, oltre Bob Dylan. Ammesso che oltre Dylan, Van Morrison, Edward Hopper, Tom Waits, Jack Kerouac, Paul Auster, Saul Bellow, Martin Scorsese, Henry Miller, Franz Kafka, The Band e Neil Young, vi sia davvero qualcosa di valido da scoprire, conoscere e analizzare. Ho qualche dubbio, ma resto positivo e fiducioso. Qualcosa, prima o poi, capace di attirare la mia attenzione salterà fuori.

Buona lettura, buona vita e buon viaggio, se vi va! 



N.B. Illustrazione originale di Elena Artese

lunedì 6 aprile 2020

L'AMORE E' UNA CITTA' SCARLATTA



L'AMORE E' UNA CITTA' SCARLATTA


"Quando ti ritrovi in un luogo dove le strade hanno nomi che non saprai pronunciare l'unica cosa che potrai fare è batterti,  non per la gloria, non per la ricchezza, semplicemente per sopravvivere in questo mondo fatato."

La città vista dall'altopiano ha la forma di un granchio rovesciato sull'addome, uno strano granchio metà verme metà crostaceo decapode. Si sviluppa attraverso le chele di questo mastodontico essere, arancioni, possenti, dinamiche chele. Tagliano in due il paesaggio e la mia pazza coscienza. Ieri ho sognato una città primaria dove gli abitanti non avevano obblighi né diritti, ma soltanto voce, timbro, colore. Tutti i colori erano liberi. E gli uomini nascevano per una ragione. I bambini conoscevano i colori e ne acquisivano subito la libertà di utilizzo. In principio tutto era tenebra, o forse no, non me lo ricordo, eppure c'ero anch'io all'inizio di tutto, giù nel buco da cui scappammo. E non c'era niente a parte la polvere, il vento, la disperazione. No, non c'era niente a tenerci compagnia. Solo l'idea che saremmo usciti da quel cuore di tenebra, la speranza, che saremmo sopravvissuti al nostro orrore. Sognavamo di stare tra la luce più accecante del colore, un colore caldo, un colore vivo.

Il nostro futuro era una città scarlatta, nella città scarlatta avremmo camminato, liberi, fieri. C'era sempre un'ombra a tenerci compagnia, lungo il nostro viaggio mentre fondammo colonie e piccoli insediamenti fatti di passione, qui nell'isola di Lemno. E fu lì che imparammo a estrarre colore dalla cocciniglia. Io ero uno dei guerrieri più pericolosi, solo un altro soldato, sperduto nel diluvio, in una pioggia senza fine. Avevo imparato una canzone che raccontava di una città, avvolta dal colore vivo, un colore che era sapore e che poteva servire da guida, a tutti i corridori solitari che di lì sarebbero passati, che avrebbero lasciato qualcosa, un segno, un ricordo, una parola. Attraversammo città di spettri che come pallottole d’argento sghignazzavano dentro filtri di sigaretta al mentolo. Queste città avevano luci fredde, inospitali. C'era sempre qualcuno che viaggiava su velivoli di vetroresina e alluminio. Sembravano volpi o lupi, ma alcuni erano solo ombre di un mondo passato, di una civiltà dimenticata.Rovine di un mondo che non era il nostro sogno, di un altro pensiero, dove era la paura a dominare e non c'era spazio per il calore, dove non si conosceva il significato della passione né l'utilizzo del colore scarlatto. Qualcuno era stanco di vagare, ma io avevo ancora fiducia che alla fine del nostro viaggio avremmo trovato la nostra eldorado, e che c'era, doveva esserci la città scarlatta. Prima di dormire pensavo e mi ripetevo sempre: “La nascita si spegne, ora, e la morte non ha tempo di pensare. L'essere si stringe con l'essere. Umano o no. Immobile. Siamo nati colorati, Argo, che ci piaccia o no, e veniamo dal caos, ordine assoluto di ogni forma, sostanza, disegno, come una città scarlatta.”

"Se l'amore è un peccato, allora la bellezza è un crimine." (Bob Dylan)

(Liberamente ispirato al mito degli Argonauti, scritto nel 2014)

domenica 15 marzo 2020

Il riparo dalla battaglia


Avvenne in un'altra vita, una vita di sudore e di sangue quando nero era una virtù e la strada era piena di fango. Io venivo dal deserto, una creatura senza forma. "Entra" - disse lei - "Ti darò riparo dalla tempesta". 

(Bob Dylan)

Intro

"È perché canta sempre la stessa canzone che l'usignolo è così ammirato?" Così il padre dei molti figli prese un volatile e lo resse per le zampe sul capo della donna, esclamando:" Oh, Upulero, serviti del volatile. Lascia cadere un bambino, ti imploro, lascia cadere un bambino, che scenda nelle mie mani e nel mio grembo. E’ arrivato il bambino? Sì, sta già poppando!"

Ecco il rituale, ecco la profezia che si avvera, e da queste lande amene nascerà il nostro Salvatore! Abbiamo sacrificato un altro uccello, abbiamo rinunciato al nostro sogno. Ora cerca l'adulto nel bambino, allo stesso tempo nel bambino rivedi l'adulto che si sacrifica, gioendo della vittoriosa e necessaria sconfitta. Abbiamo appeso nelle nostre case mascelle di cervi e maiali selvatici, così che lo spirito, che anima quelle ossa, richiami le creature viventi della stessa specie sulla pista del grande cacciatore.

Il riparo dalla battaglia

Mio nonno raccontava sempre che quando un pescatore mette in acqua una trappola per i pesci, cerca un albero, i cui frutti siano stati beccati molto dagli uccelli. Da quest'albero taglia un robusto ramo che gli servirà come sostegno per la sua trappola. In questo modo, come l'albero ha attirato gli uccelli, così il suo ramo attirerà i pesci. E' una specie di magia, ma un popolo, quando affida il suo futuro al proprio esercito, significa che le ha già tentate tutte, perciò l'unica cosa che resta da fare è confidare nelle arti mistiche, nel mondo astrale e nella magia simpatica.

E il saggio dice: Nascondi una spada dietro un sorriso e avrai buone possibilità di vittoria. Qui non ci resta altro da fare che combattere, fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo respiro. Diffida dal fratello perduto e da colui che viene incontro col suo miglior sorriso: questo non è il momento della speranza, questo non è il momento d'esser rallegri.
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce. Gioiscono davanti a te, come si gioisce quando si miete, e come si gioisce quando si spartisce la preda. Vedi però qui qualche preda, escludendo noi stessi? Ogni calzatura di soldato nella mischia, e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato, sarà esca pel fuoco, ora. Ogni battaglia è vinta prima che sia combattuta, è vero, ma solo per chi sta dalla parte del giusto, dalla parte del vincitore. Non ci sono premi di consolazione in vita, così come in morte, non c'è rifugio né riparo, in questa battaglia. Ho attraversato una città di pietra. Ho visto una nazione, raccolta nel vento del cambiamento. Non mi è piaciuto, ciò che i miei fratelli sono diventati: perciò son ora il Rinnegato.

Un fuggiasco senza dimora, perso nella tristezza, di una Gloria ormai passata. Nella tormenta, ora la battaglia infuria: mi è sembrato di vedere, tra il fumo e la terra che si sollevava, una volpe infuocata. Ero bruciato dalla stanchezza? Oh, sì! Sepolto dalla grandinata, e ancora avvelenato nei rovi, stremato sul sentiero. Cacciato come un coccodrillo? Devastato nel grano, mentre volavano coltelli nell'aguzzo indaco ciel. E silenzioso, come un inverno che non vuol cedere spazio al calore. Vidi migliaia di persone in grado di vincere l'oscurità. E ricorderò quel gelido vento, che gridava nei tuoi occhi cobalto. La bellezza cammina sul filo del rasoio, e un giorno la farò mia. Mi cercherai, ritrovandomi nella desolazione della tua mente. Questa notte la luce non ha lasciato nessun ricordo sulla pelle. Desolazione e solitudine, attorno ancora rumore, inespressi desideri. C’è stato un giorno, nel nostro sogno, in cui potevamo scrutare, come una chimera distante, qualcosa di oscuro e serrato. Abbiamo raccolto tutto alla bell'e meglio per andare avanti e procedere nella spedizione. E poi abbiamo gettato la chiave, scordato la combinazione: troppo prezioso il carico del viaggio per controllare. Non c'era più tempo per riflettere, né per tornare indietro!

Fiducia: era tutto vincolato a una fede cieca. Non andare dove il sentiero ti può portare; va’ invece ove il sentiero non v'è ancora, e lascia dietro di te una traccia. E lascia che vi sia Gloria sulla tua vestigia. Il sangue ribolle, dentro le mie vene stanche, non c’è un domani, per sviscerare tutto questo sentire. Non c’è dolore, che questa ruggente notte possa contenere. Soltanto tu, sei la muta testimone di questo pensiero, di questo sogno evanescente di libertà.

Il mondo è quello che deve essere, oggi più che mai. Abbiamo provato a vivere, dentro i nostri abiti da sera, dentro i nostri micro-processori, così fedeli, così attenti a mostrarci solo cose vere, di un mondo e di un pensiero, che non siamo ancora capaci di leggere, nella sua interezza. Il disegno ci sfugge, forse perché il disegno (ancora) non esiste. Abbiamo aperto una bottiglia, pensando che contenesse colore e sostanza, ma dentro c’era un mondo arcaico, di violenza e di furioso rancore, pronto a distruggerci, a cancellarci.

Il sole arriva ogni mattina ma non raggiunge il rifugio dove ci siamo nascosti. La caverna è molto profonda e ci protegge dall'oscurità, ma ci nasconde anche ai raggi del sole. Il mio corpo è ferito, sanguinante, ma la mia mente è ancora libera di agire. Credo che la lascerò vagare oltre questi campi di disperazione. La porterò lontano, dal male che ci affligge, che attanaglia la vita dei miei fratelli, ridotti ormai in catene. Io invece ho spezzato i miei ceppi, così adesso vago nella notte, tenendo strette le speranze, come quando da bambino, la mia mano esile e sudata, stringeva quella di mio nonno. La porterò lontano, perché c’è ancora un sogno che si alimenta nel fuoco sacro dello spirito. Sento le anime di chi ha costruito questo vecchio mondo. Uomini che si sono sacrificati, per darci qualcosa, su cui poter vivere. Un pezzo di terra, un pezzo di pane, quel po’ di calore. Oggi vedo solo confusione e disperazione.

Sento un uomo urlare una lingua incomprensibile, ma se chiudo gli occhi e trattengo il respiro, riesco a capire ogni singola sillaba. Ogni singolo pensiero provenire direttamente dal suo cuore nero, dalla sua anima stanca e malata. E' la voce della coscienza di questo vivere, eterno vagare, senza scopo né meta. Oggi voglio credere in qualcosa che sia grande, che mi dia gioia, voglio credere in questi occhi, in questo sorriso, in questa pelle candida, in questo bacio sincero, e in tutta la dolcezza che proviene dal suo cuore, dalla mia follia. Vedo ancora tutta l’oscurità avvolgere la mia gente, ma non ho paura, adesso. Perché so che la fine è vicina e io la affronterò al meglio delle mie possibilità. Senza disperare, perché tutto ciò che possiamo fare è respirare, lottare, vivere e morire.

Outro

In un piccolo villaggio sulla collina si sono giocati i miei vestiti, ho patteggiato per la salvezza e mi hanno dato una dose letale. Ho offerto in cambio la mia innocenza e sono stato ripagato con lo scherno.

[Basato sulla lettura del libro Il ramo d'oro: Studio sulla magia e la religione di James Frazer]



venerdì 22 agosto 2014

Geronimo, lascia che la notte scenda sulle mie spalle


Volano coltelli nell'azzurro cielo affilato. Silenzioso, come se l’inverno non cedesse spazio al calore.
Ho visto migliaia di persone in grado di vincere l'oscurità, eppure ricorderò quel gelido vento che gridava nei tuoi occhi cobalto.

Mi cercherai ritrovandomi nella desolazione della tua mente. Forse.

Questa notte la luce non ha lasciato nessun ricordo sulla pelle. Desolazione e solitudine, attorno solo rumore, inespressi desideri. C’era un giorno nel nostro sogno in cui potevamo scrutare, come una chimera lontana, qualcosa di oscuro e di serrato; abbiamo impacchettato tutto per bene e chiuso con attenzione, a doppia mandata.

Abbiamo gettato la chiave, scordato la combinazione: troppo prezioso il carico del viaggio per controllare. Fiducia, era tutto vincolato e veicolato da una fede cieca.

Il sangue ribolle, dentro le mie vene stanche, non c’è un domani per sviscerare tutto questo sentire, non c’è dolore che questa ruggente notte possa contenere, soltanto tu sei la muta testimone di questo pensiero, di questo sogno di libertà.

Dove sono finite le nostre visioni, dove le hai scordate? Hai cambiato le carte e il gioco per poter sopravvivere a questo nuovo codice di vita, ma dentro ti senti come se qualcosa si fosse spento e non c’è carburante che possa riaccendere questo motore tormentato e immobile.

La nostra esperienza è quello che ci resta. Ci sono momenti giusti e momenti sbagliati per vivere e per morire. Questa notte urla di rabbie e di manie, di perfezione, di gare e di scontri, di montagne russe che non so scalare, di marce basse che riescono sì a tenerti in vita, ma che non ti fanno sentire ciò che pensi.
La mia voce è sommessa, così tanto che tu non la senti, eppure io adesso sto urlando disprezzo.

Questo vecchio e pazzo mondo ha già smesso di girare dalla mia parte, ha già smesso di capire che cosa dice il mio cuore; ed io, illuso ammennicolo, che speravo di poter contribuire, con sentimenti potabili, a renderlo un posto meno freddo, meno solitario e brutale.

Il mondo è quello che deve essere, oggi più che mai. Abbiamo provato a vivere, dentro i nostri abiti da sera, dentro i nostri microprocessori, così fedeli, così attenti a mostrarci solo cose vere, di un mondo e di un pensiero che non siamo ancora capaci di leggere, nella sua interezza. Abbiamo aperto una bottiglia pensando che contenesse colore e sostanza, ma dentro c’era un mondo antico di violenza e di furioso rancore pronto a distruggerci.

Il vaso è qui, sopra questo tavolo di cianfrusaglie. Sarò capace di richiuderlo senza guardare dentro per bene? Potessi almeno trovare le chiavi per il mio avvenire e per rendere reali le mie visioni, i miei desideri!

Forse dovrei solo abbandonarmi a questa delirante notte, con la mia mente devastata. Forse non aver più emozioni aiuta a vivere meglio. Forse la vita è solo un momento che si ripete, sera dopo sera, canzone dopo canzone, in un valzer infinito di fuochi e di oblio.

Danza con me, adesso, come se non ci fosse un domani, e come se la notte stesse crollando sopra le nostre inadeguate spalle.

Quando la notte arriverà cadendo dal cielo avremo le risposte che ci stanno tormentando. Sapremo chi siamo, dove stiamo andando e perché, non è così Geronimo?

Dario Greco

sabato 17 agosto 2013

Trilogia dello spazio (Gli uomini con i capelli rossi sognano formiche nere)

Trilogia dello spazio - Cielo I

Gli uomini coi capelli rossi sognano formiche nere?

L'universo è come un guscio di lumaca che si avvolge a spirale, ma che non ha nessuna parte esterna e che quelle stesse stelle che corrono lontane da noi sono in rotta di collisione con la terra.

La transizione tra una stagione e l'altra porta all'aumento della popolazione di mosche.

Lontano da un posto senza vita né speranza. Inghiottito da un nulla che avanza e ghermisce ogni cosa.

Su questo tavolo, io, pensiero libero, spettro in una notte di rivalsa, dichiaro che non permetterò a Nessuno di dirmi cosa fare, né dove sarà la chiave del mio mondo… Dall'alto del nulla, ma al pari di tutto, sostengo un pensiero di natura contemplativa, fra alberi e strada, nella mia terra, in questa notte di San Lorenzo, salirò sul podio a celebrare la gioventù, la voglia di vivere, necessità di sviscerare e stringere alleanze.

Sento di aver dato tutto, a me stesso, al mio cuore e alla mia gioia, da qualche parte qualcuno sta brindando al mio dolore.

Gli uomini coi capelli rossi sognano spesso l'aurora boreale?

L'universo è un guscio di lumaca rotto, un balcone che segna sempre il nord, una nave diretta verso l'ignoto. Qui non c'è nessun Nostromo, qui c'è solo confusione, disordine, è tutto scomodo, spaiato, le scarpe sono di un numero troppo piccolo, ma non è detto che ne siano rimaste per tutti. Queste scarpe sono speciali, destinate solo ai ricercatori accaniti di una galassia sconosciuta.

Un terreno accidentato dove rovi di spine sono pronti a graffiare le nostre convinzioni. Chi resisterà riceverà un premio, oppure la consapevolezza, di ciò che dovevamo essere, del cammino di una specie.

Una trottola che non si ferma, ma continua a girare, otto volte, ancora... La transizione tra una stagione e l'altra porta all'aumento della popolazione di zanzare e falene aliene.

Ogni cosa fuori dalla finestra sta mutando, anche tu, con questo strano colbacco fucsia, con il tuo sguardo ebete e con la tua taiaha che brilla in una danza rituale tribale di accoppiamento e di morte. Siamo distanti mille miglia dal nostro essere e dal nostro pianeta d'origine. E' l'ultimo momento di consapevolezza. Domani ci desteremo con uno scopo altro. Automi in un gioco che ci vede rigide pedine senza possibilità di redenzione. Una volta eravamo guerrieri, poi abbiamo scoperto il fitness. Sezione aurea, questa sconosciuta!

La nave pirata approda sulla costa. Il capitano attende gli ordini e altri dispacci. Un puma sta ringhiando mentre due cavalieri si avvicinano. 42

(Lo Spazio Curvo/Memoria Liquida)

lunedì 12 agosto 2013

Perso nel sole migliore

Parte Uno -  Reminiscenze di una decade

“L’eroe senza paura è un bambino pieno d’amore”

“La musica è un riverbero per angeli caduti” 

Un raggio di sole insinua dolcemente spiragli di tendine lievemente aperte: corre incontro al suo giovane viso, felice di sogno erotico, consapevole che quella sarà una giornata con lo smile.
Il raggio non si ferma, va oltre, via ad illuminare volti un po’ meno felici di persone di mezza età: genitori, insegnanti di matematica, brutti ceffi!

Gente abituata a svegliarsi con la luce elettrica e la sveglia- suono disumano- , ma questo raggio oggi vive di una nuova benevolenza, illumina gli sbirri che si danno il turno a base di caffè e cornetto, illumina il dinamitardo che si imbottisce di dinamite e sogna il suo paradiso…
Brillava di luce propria una Fender Stratocaster color crema, proprio nell'istante in cui una corda saltò, nessuno udì quel suono, nessuno viveva più quella casa, qualcosa: non una forte distorsione aveva scosso i nervi e le membra del suo possessore.

E ancora, lontano, a scaldare i vestiti ammucchiati in un’orgia di colori e tessuti, per poi sparire lungo il corridoio della stanza, in un letto utilizzato solo due mesi l’anno ma caldo di un week end denso di sorprese.

Tonio si svegliò dolcemente quel mattino e lui non lo faceva da tempo. Sentiva una luce nuova bagnare il suo viso. C’è un sonno più carico e soave di altri, è quando sei soddisfatto , sai di aver bruciato il giusto ossigeno, quando la sintonia è perfetta e senti il ruggito, ma anche il riverbero della notte, i suoni che per tante volte hanno accompagnato le tue solitarie veglie sono colonna sonora dei tuoi sogni.

Nessuna radio trillava Una splendida giornata, ma lui la sentiva ugualmente. Dall'altra parte della città Chiara si prepara per una delle sue noiose giornate lavorative. Qui a sud: dove rispondiamo bene se c’è chi ci paga, 30 euro fanno sempre comodo, non diciamo mai di no, proprio perché abbiamo valori diversi.

Agghindato come se fosse la sua ultima possibilità il cuore di Ciccio batte sulle note cool di un recente e ispirato Dylan.
Qualcuno ha detto che l’amore è una casa luminosa, calda ed armoniosa che necessita di una grande cucina, un cuoco eccellente  e un assaggiatore attento e preparato: la musica che la avvolge è un silenzio estasiante.

Dentro c’è solo confusione, la strada, spesso rivelatrice, è più vuota che mai, fa pensare alle giornate vissute in solitudine dove nessun colore brillante irrompe libero…
Viveva ormai da tempo in un cubo dentro cui aveva racchiuso i suoi aspetti e le sue visioni più affascinanti e positive.

Il mondo faceva capolino, dietro l’angolo, sorridendo del diamante più prezioso e pazzo, il solo sostentamento di cui sentiva il bisogno era lei, perduta, lontana.
Forse si era sbagliato, sentendola più vicina di quanto realmente fosse stata, bisogna amare se stessi prima di  riuscirci con gli altri.

Si detestava. Era alla ricerca di una redenzione definitiva, religiosa! Aprì la finestra credendo di diventare un’altra persona, si avvicinò allo stereo, cambiò cd, inserì Hit Mania Dance 4 e si mise a ballare.

(CONTINUA)

lunedì 5 agosto 2013

Tokyo Dream (tutto è contaminato)


Il cielo è grigio come ogni cosa intorno. Sono molto lontana da casa. Sono alla fine del mondo. Partita cercando qualcosa, forse di sapere fin dove si potesse arrivare. Distendo il mio telo e mi siedo sulla spiaggia. Guardo il mare. Ho con me un libro e il mio cellulare di sempre. C’è silenzio e poca altra gente.

All'improvviso un fumo bianco si alza dall'acqua, qualcosa è esploso, ma sono tutti calmi, non può essere nulla di grave. Mi alzo per curiosare lungo le strade, finché arrivo ad una chiesa che sembra esserne il cuore. Lì parlo con un prete che ha un foglio scritto da mia madre, gli chiedo di restituirmelo. Riavuto il foglio esco e per le strade è il putiferio. La gente è spaventata e corre in ogni direzione. Io temo per le cose che ho lasciato sulla spiaggia, pensando di ritornarvi di lì a breve.

Ho paura di non poter riprendere il cellulare da cui avrei dovuto chiamarlo. Vado coraggiosamente verso la spiaggia illudendomi che il fumo possa averla risparmiata, ma non è così. Torno indietro cercando di ricordare il suo numero a memoria, con la paura di non farcela. Mi da sollievo fare i numeri uno dopo l’altro, e dalla sua voce capire che sono giusti. Non mi importa sapere se morirò o meno. Se questo fumo sia letale o meno. Parliamo dell’accaduto, come facciamo ogni giorno da questo lungo viaggio. Non siamo preoccupati della distanza finché potremo sentirci, ma spero di poterlo comunque riabbracciare tra non molto. Quando tutto questo sarà finito. Solo al termine della chiamata mi rendo conto che non sarà così semplice, che il mio ritorno non è così scontato.

Tutto è contaminato: l’aria, l’acqua, il cibo. Mi assale lo sconforto. Mentre corro con gli altri a ripararmi da qualche parte, mi ritrovo rifugiata in un bagno non poco squallido, e penso come sia possibile che la nostra fine possa partire da qui, dalla fine del mondo. Insieme a sconosciuti, in un luogo sconosciuto e ameno. Il cuore ne è colpevole? Non posso saperlo! So però che allontanarsi da lui è un incognita, un rischio. Mi trovavo lì solo di passaggio, non era uno di quei viaggi programmati, di cui sai l’arrivo e la partenza. Era semmai un sogno, che è continuato al mio risveglio. E che ora si trova qui su questa pagina, mentre io sono spero non troppo lontana dal luogo dove batte il mio cuore.

Little Rosaria


domenica 23 settembre 2012

La civiltà occidentale



"Mentre sorridiamo, l'intero paradiso discende
Se l'amore è un peccato, allora la bellezza è un crimine
Tutte le cose sono belle a loro tempo
Il bianco ed il nero, il giallo ed il marrone
il vino e la Pepsi" (Bob Dylan, "Scarlet Town")

giovedì 23 agosto 2012

Bob Dylan - The Book





Il grande libro è già stato scritto. Le grandi frasi sono già state dette. Io sto solo mostrandovi il ritratto di quello che sta succedendo da qualche tempo qua attorno, tuttavia non riesco a capire cosa stia realmente accadendo. Tutto ciò che so con certezza è che un giorno noi tutti dovremo morire e che nessuna morte ha mai fermato il mondo. 

Bob Dylan

venerdì 6 luglio 2012

Essere Fuori Luogo

Ora, se qualcuno mi propone uno scherzo 
dico solo no grazie. Provo a dirla così com'è 
e mi tengo lontano dai trucchi
Beh, a volte sai che quando il pozzo si rompe 
io ci pompo su un pò 
Rose Marie ama andare in posti grandi 
e mettersi lì ad aspettare che io arrivi
Vado ad Acapulco 
di corsa 
Vado a trovare qualche ragazza 
vado a divertirmi 
Già 
vado a divertirmi 
(Bob Dylan)

sabato 23 giugno 2012

Le Origini di Savonarola



"A volte sono le persone che non alzano la voce e che sembrano innocue a fare più rumore" 
(Bob Dylan Chronicles)


Gli spartani combatterono con assoluto disprezzo della vita, e con le aste delle lance ormai spezzate e con le spade, poi coi pugni e i calci, lasciando sul campo ventimila persiani compresi due fratelli di Re Serse.

sabato 14 gennaio 2012

Le Origini del Male Lost in Translation (per Alice)


"Il motivo che è tuo e mio da suonare su questa terra
lo suoneremo al meglio costi quel che costi
quello che è perduto è perduto non possiamo recuperare quello
che è andato perso nella piena
ma la felicità per me sei tu e ti amo più dello stesso sangue" (Bob Dylan)

Le Origini del Male Venire da un altro Mondo



Oh, i gentiluomini stanno conversando
E la luna di mezzanotte è sulla riva del fiume
Stanno bevendo e passeggiando
Ed è il momento per me di scivolare via
Io vivo in un altro mondo
Dove la vita e la morte vengono fissate nella memoria
Dove la terra è legata con perle di innamorati
E tutto quello che vedo sono occhi scuri. (Bob Dylan)


giovedì 29 dicembre 2011

Le Origini del Male Mettere Cristo In Croce



Minacce acuminate ingannano con disdegno commenti suicidi sono strappati
dal microfono d'oro dello stolto il vuoto corno suona parole sprecate
che avvertono che Egli non è impegnato a nascere: è impegnato a morire
(Bob Dylan)

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LA PAGINA DEL MALE