giovedì 12 marzo 2020

Dieci film per capire meglio i tempi del Covid-19



      1)   La città verrà distrutta all'alba

Che dire (oltre che la distribuzione italiana, con il titolo in questione, ha vinto il premio per lo spoiler più clamoroso di sempre). Il capostipite di tutti i film di contagio e paranoia. Nessun film, ancora oggi, è riuscito a descrivere per bene il terrore per la mancanza di contatto e comunicazione con le autorità. Il senso di sfiducia, o di fiducia tradita, da chi dovrebbe proteggerti.
Il precipitare rapido degli eventi. Il peso delle scelte estreme.
Ma è anche (non per colpa sua) il film responsabile di tutte le fake news paranoiche che vedete in questi giorni. Dal virus militare di cui si perde il controllo al  protocollo "BS-qualcosa” per cui si spruzza roba nell’aria. Nessuno come Romero (e quando dico nessuno, intendo nessuno) è stato in grado di analizzare, cristallizzare ed universalizzare i meccanismi della paranoia degli esseri umani, in quanto singoli ed in quanto genere. Quel dramma umano di cui qualcuno si riempie tanto la bocca, descritto nel 1973, ma che non perderà mai attualità.

2)     La cosa

Sono di parte. Carpenter è indubbiamente il mio regista preferito. Ma la cosa (che in realtà, giova ricordarlo, non è un remake, ma l’unico fedele adattamento del racconto “Who goes there?” di John W. Campbell) descrive in maniera efficace il crescente senso di sfiducia anche verso persone che si conoscono. La mostruosità visiva dell’essere alieno è, all’apice della sua manifestazione, facilmente riconoscibile. Ma è chiara l’allegoria su ciò che si insinua in noi e che non possiamo vedere e riconoscere, e che rende una minaccia anche le persone con cui si sta a più  stretto contatto.

Avete fatto la spesa in questi giorni? Notati gli sguardi strani? Ecco…



   3)    Zombi

Di nuovo Romero. Ma è il re incontrastato del genere e dell’argomento. I primi minuti di zombi, quelli del confronto fra il giornalista e lo scienziato, rappresentano, in questo momento, la migliore analisi possibile della realtà.
 Lo scienziato spiega, il giornalista, che è anche un cittadino, contesta (anche per la mancanza di fiducia ingenerata dalle istituzioni), rifiutando la realtà (che il contagio non è democratico e non ascolta opposizioni), parlando di questioni di principio, di moralità e di amenità simili. Lo scienziato prova a fargli comprendere che nessuno scrupolo morale fermerà l’espandersi del contagio. Ovviamente (il film si chiama Zombi, direi che non è uno spoiler) il suo appello rimarrà inascoltato. Da lì in poi è un divertente festival di sangue. Senza però dimenticare di ricordare che, anche nelle peggiori tragedie, i superficiali, i buzzurri, i tamarri e l’egoismo umano resteranno le minacce peggiori. Vi ricorda qualcosa?

   4)      28 settimane dopo

Eh sì! Il secondo e non il primo (seppur bellissimo). Perché 28 settimane ha il pregio di raccontare il post outbreaking. Una fase che, paradossalmente, è più simile a ciò che stiamo vivendo noi ora. Il senso di paranoia per tutto il film è enorme. Ma è anche una bella riflessione sul coraggio dei singoli e su come questo, se non esiste una volta non esisterà mai, ed avrà conseguenze su tutti.
Come non fermarsi dopo aver provocato un incidente o… com’era quella roba dell’assalto ai treni?

5    





    5)   Il demone sotto la pelle

L’espansione e la rapidità del contagio in un luogo chiuso ed urbano. Però narrati da David Cronenberg. Quindi ampiamente conditi con sesso, fluidi corporei, e tutto ciò che riguarda l’anatomia. Un rimando diretto alla malattia ed alle sue fasi.

 6)  The nest

Un film italiano, nuovissimo. Posso dire davvero poco. Ma la cosa fondamentale è che si parla dei limiti, delle scelte drastiche e di come le imposizioni possano avere effetti controproducenti. Gravi.




    7)      Il giorno degli zombi

E rieccolo il Nostro amato George Andrew. Qui siamo in una fase post espansione. Ma la cosa interessante è l’analisi dei rapporti umani in uno spazio delimitato, di persone costrette in un ambiente ben circoscritto che, in caso di esplorazione esterna, rischiano fortemente la vita. Perfetta la descrizione del rapporto fra (ciò che rimane) dell’autorità (i soldati) ed i civili (gli scienziati). Come questi ultimi diano, come al solito, indicazioni e non vengano ascoltati. L’egoismo e le pulsioni animali che porteranno, come sempre, a distruzione e sconfitta per gli esseri umani. Seguire l’istinto di sopravvivenza non è la soluzione. La logica sì.

     



    
    8)     L’ombra dello scorpione

 "D'altronde, in tutte le città c'era una mucchio di gente che starnutiva e si soffiava il naso. I germi del raffreddore sono gente socievole, pensò. Ci tengono a dividersi il malloppo." Eh, sì, non poteva certo mancare il Maestro dell'horror. Specialmente se si tratta di raccontare la storia di un raffreddore che uccide l’umanità. Non è un film, bensì una miniserie tv, ma non sono riuscito a escludere un prodotto che narra di un virus senza cura, che potrebbe essere fatale per l'umanità. Consiglio la lettura del romanzo, che è un capolavoro, ma anche la miniserie merita di essere rivista, oggi più che mai. Per appassionati di Stephen King, ma anche per chi è curioso e ama il genere. 


9)  Rec

Sarà che è ambientato in Spagna (dove gesticolano come e più di noi), sarà la soggettiva perenne dell’operatore, saranno i palazzi così simili ai nostri ma Rec da un incredibile senso di familiarità e, quindi, al contempo di paura sincera.
I rapporti con i condomini (gente che vedi, magari solo di sfuggita, da anni) che, all’improvviso, diventano una questione di vita o di morte (più di morte). I piccoli odi, le questioni irrisolte e poi l’improvvisa necessità di dover collaborare per una quarantena forzata. Che richiederebbe la collaborazione di tutti. Ovviamente potete immaginare come finirà… (ma se non lo avete mai visto non immaginerete mai il finale).




10)  I think we’re alone now



Film che indaga a fondo su quale sia il senso del rapporto fra gli esseri umani. Partendo dal presupposto di un non precisato evento che ha sterminato la razza umana, il film esplora poi le connessioni fra abitudini, calore umano, paure, traumi personali, libero arbitrio, accettazione del dolore e desiderio di dimenticare. Doloroso. Ma con un filo di speranza.







#Bonus

1)      L'ultimo uomo della Terra

Pellicola del 1964, interpretata da Vincent Price e tratta dal romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson. Girato in esterni nel quartiere EUR di Roma, questo film venne ignorato dai più, ma nel tempo è diventato un cult, per la sua singolarità e per l'aderenza con il testo di Matheson, autore caro al cinema di genere. Una città apocalittica, Roma, un attore che non ha bisogno di presentazione come Price, uno script che godrà di maggior fortuna a distanza di quarant'anni. Assolutamente da non perdere, anche se per veri cultori del genere.


              



2)  E venne il giorno 

Film manicheo: c'è chi lo ama e chi vorrebbe mandarlo al rogo. A me personalmente è piaciuto. Anche perché trovo divertente che un autore come M. Night Shyamalan si sia divertito a fare il John Ford in missione per conto del genere catastrofico. Alcune scene sono di culto, altre forse da dimenticare, ma è l'insieme che conta e che fa la differenza. Il fatto che ci sia un qualcosa nell'aria di malvagio e di impalpabile, ci riporta inevitabilmente a riflettere sul nostro quotidiano panico stupore, ai tempi del Covid-19. Considerazioni personali a parte, si tratta di un buon esempio di storia costruita sul modello tradizionale del racconto fantastico ottocentesco. Se vi pare poco!



Scritto da Mauro Nigro, regista, fondatore di N2 video productions e appassionato di horror

Nessun commento:

Posta un commento

Facebook

Facebook
LA PAGINA DEL MALE