martedì 22 dicembre 2020

Lunario musicale del lockdown (Illustrazioni di Elena Artese)


"Uno dei motivi principali per cui scrivo è senza dubbio per ritrovare il meraviglioso della mia infanzia, al di là del quotidiano, la gioia al di là del dramma, la freschezza al di là della durezza."

(Ionesco)

Ecco a voi alcune delle illustrazioni realizzate da Elena Artese per il "Lunario musicale da Lockdown" che è stato realizzato e pubblicato sul blog The Wild, the Innocent and the Saint.

Prossimamente su Facebook e su questo blog le tavole saranno pubblicate con accompagnamento testuale e spiegazione da parte degli stessi autori dell'opera.

STAY TUNED 


Illustrazioni di Elena Artese






lunedì 20 luglio 2020

Blues Sepolcrale n°79



Blues Sepolcrale n°79

Se un epitaffio dovesse raccontare la sua storia, ne avrei uno già pronto sulla sua lapide: egli non chiuse mai completamente la porta nei confronti del Thriller. O forse sarebbe più corretto dire che non vi era alcuna porta da aprire... ma questa è solo una fake news.


Avvenne in una calda notte di luglio che tre improbabili personaggi s’incontrarono. Erano una radiolina che declama esclusivamente poesie di Salvatore Quasimodo, un buffo Omino di Plastica, vecchio gadget Nesquik e una Fatina di Pezza. Ero sul tetto della mia casa: osservavo la luna  mentre stavo sorseggiando una malinconica lattina di birra importata dall'Olanda. Era stata una giornata di impalpabile furore mediatico, trascorsa nel dondolarsi fra l’estasi e la noia, tra divino e profano, lacrime di zucchero e sorrisi d'amianto. Eppure grazie a qualche disonesta razionalizzazione ero riuscito, inspiegabilmente, a tirarmene fuori. L’inconsistenza di quella notte si faceva largo in me, sprigionando dolori interni e riaprendo ancestrali ferite bruciate dal sole... con la  marcia indietro innestata mi dirigevo verso una tanto agognata maturità. E poi? E poi venne la notte a trovarci. Qui non ci sono troppi bei ricordi da contemplare. Ancora una volta osservo la strada che conduce a rimpianti e disillusioni. Suona solitaria un’armonica ferita: è il solito pazzo nostalgico che non vuole arrendersi al fatto che ogni storia ha un fine., impietosa o no, che differenza vuoi che faccia, ora? E ogni stagione porta all'autunno. Non lo dicono in molti, ma il vero obiettivo è il grigiore. E in fondo noi saremo ancora sulla strada, con le scarpe bucate, appena un euro per un caffè. Ma saremo i sopravvissuti alle nostre piccole sporche battaglie quotidiane, sul come nasconderci meglio mentre anche gli auricolari del mio iPod si stanno facendo grigi.

Conoscevo una ragazza che amavo su quella strada, oggi quando passo di lì penso a cosa stia facendo della sua vita e dove siano svanite le risate, i clamori e gli amplificatori che spingevamo a palla fino alla saturazione! Adesso mi sono lasciato crescere questa barba e a volte sento che mi sto lasciando vivere. Però mi ricordo proprio bene i suoi occhioni blu, fissarmi con stupore e indifferenza, e come un killer sotto la pioggia studiavi le mie reazioni, davvero troppo emotive, vero? Alle volte dei sentimenti, se non sono quelli giusti, non sai proprio cosa fartene! Questo treno ha smesso di imbarcare disillusi poeti del cazzo e non c’è più il supplemento della sconfitta, dicono! Avanti, ricordiamoci come si fa, un passo dopo l’altro, e ancora una volta potremo ballarci e ridere sopra al Male che ci accompagna, inseparabile e fraterno amico di tante battaglie... ma adesso anche io non sono più così ingenuo ed onesto. Ho smesso di pensare alle stelle cadenti, alla luna e al mare in tempesta. Mi pettino i capelli fino a far sparire, per un momento, il grigio che invade la mia vita. Ho camminato fino a svanire nel cuore della notte e di quest’orizzonte di solipsismo. Sarà anche la notte il solo riparo che mi appartiene, ma quanto costa questo riparo e perché devo sfuggire al mio destino? Chi ha già deciso anche per me? Ci sarà un altro posto per vivere, dove anche un dannato come me possa sentirsi a casa. Ma la casa è diventata troppo affollata, i vestiti troppo stretti, e non so dove andrò stanotte. Là fuori dove il cielo è stato lavato da una dura pioggia benefica. C'è qualcuno che mi chiama con il nome che in pochi conoscono. Stanotte mi sento leggero, cammino e non provo dolore. Questo brindisi è per la tua bellezza, e questo per la mia salute. Questo è per i posti meravigliosi dove andremo. La fortuna è meglio costruirsela da soli… Va tutto bene mamma, sanguino soltanto, e nessuno vuole spezzare le mie catene, perciò continuerò a marciare in solitudine finché anche i miei pensieri diverranno Marcia.

Sento che stanotte è il momento in cui le mie paure si realizzeranno fino a divenire puro delirio e voglia di vivere, un urlo mozzato di sudore e libertà! Corriamo via soltanto finché siamo vivi, adesso! Abbiamo ancora una possibilità di andarcene con le nostre gambe, andiamo via senza bagaglio, non ci lasceranno il tempo di riflettere, solo questo piccolo istante di gloria ci è stato concesso e se siamo ancora un po’ svegli tocca approfittarne prima che sia troppo tardi. Questa lingua d’asfalto brucia di vita e di bramosie, animali notturni, puttane e illusi Bardi, ci stanno insegnando il percorso, sento uno strano riverbero nell'aria e qualcuno la chiama coincidenza, altri magia, ma sento un antico soffio di furore in questa notte meridionale e vedo che qualche giovane cuore spezzato ha già risposto all'appello. E allora cosa stiamo aspettando, è questo il momento in cui le nostre lingue si toccheranno per la prima volta in un abbraccio fraterno! Stanotte mi sento d’essere ancora vergine e non so perché, ma è una sensazione bellissima, e lo sono realmente. Le mie narici bruciano e mi avvertono che il pericolo incombe, questa aria sembra fatta di colla e segatura, non riesco quasi a vederti tanto siamo lontani e tanto la pece ha ricoperto come un vello questa strana notte di fuochi e di solitudine, ma questa notte è il momento, lo sento!

Stanotte il mare ha lame affilate d’argento, pronte a dilaniare e a saziarsi delle mie carni, penso proprio che lo lascerò fare, visto che mai come adesso mi sento un marinaio prigioniero della terra che cerca di arrivare in paradiso, prima che chiudano la porta. Le nuvole imposero il proprio pensiero a tutti gli esseri che stavano animando quella notte. E mi ritrovo con la mente lungo le spiagge ove corrono in amore cavalli di Luna e di Vulcani. In quale parte di cielo vennero incatenati i nostri sogni, dove la chiave di libertà e giustizia! C’è una strana oscurità ai margini della città; c’è uno strano rumore ai bordi della strada, c'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati, c'è un panorama rapito. Mentre la grande bellezza del mondo svanisce per sempre, dietro tende di finto stupore, ma tutto potrebbe risolversi come un lampo in questa notte, se solo tu potessi tornare qui da me, per un'ultima volta almeno, per sempre.

Se un epitaffio dovesse raccontare la mia storia, ne avrei uno breve già pronto sulla mia lapide: ho vissuto la vita perennemente in bilico tra il thriller le distopie Millenials.

venerdì 26 giugno 2020

Il monologo di Houyhnhnm il sapiente


Il monologo di Houyhnhnm il sapiente

Tu sei come il vento e io come il leone. Tu crei la tempesta, la sabbia punge i miei occhi e la terra è arsa. Io ruggisco e ti sfido ma tu non mi senti. ("The Wind and the Lion")

Il mondo è stato scolpito nel fuoco. Siamo stati plasmati e modellati in una fornace, e siamo stati braccati, mutilati, dimenticati, cancellati. E' una zolla infuocata, è una stretta stringa su cui i miei zoccoli fanno fatica ad avanzare, e su cui, uno ad uno, chi mi ha anticipato ha ceduto il passo alla rassegnazione. Gli uomini non capiscono e non capiranno mai. Hanno una mente fatta di ingranaggi, hanno un cuore che è stretto in una morsa di dolore. Tutto ciò che sono capaci di fare è cadere, pregare, crollando sotto i colpi del tempo, sotto un sole ingannatore.

Io non sono disperato per me, figuriamoci per te.
Il destino nelle mie mani. Tutte le gocce di questo tormentato oceano torneranno a bagnare le rive dei nostri sogni. 

Io non sono preoccupato per me, figuriamoci per te. 
Ho visto una locusta volteggiare in una ridda di colori nel giardino perduto della nostra infanzia. Si è posata su un muro, perdendosi tra il mimetismo di un mondo pronto alla distruzione, in ostinata volontà di conformismo e barbarie.

Eppure io davvero non sono preoccupato per me, ma sento che la strada battuta dai tuoi passi emette un incerto suono di dubbiosa vacuità. Ho inseguito un sogno, tra la sinagoga e un piccolo bistrot, simulando calma e tranquillità, perché non tutti sono pronti a ricevere questa voglia irrazionale di vita. Eppure io davvero non sono preoccupato per la distruzione del nostro mondo. Un cambiamento è necessario. Mentre il vento soffia e piega questo salice piangente.

"Le nostre feste sceniche sono finite. Questi nostri attori, erano tutti solamente spiriti, e si sono dissolti nell’aria. Nell’aria sottile."

(William Shakespeare – La Tempesta)


mercoledì 13 maggio 2020

Passatempi Satanici da Quarantena (Benzemú)


"Il Dio della Bibbia è cattivo come lo è il Pastore mentre difende il suo gregge dai lupi. Allatta come una madre e uccidi come un padre, dicono le scritture. Il bene e il male sono prospettive di trincea e spesso il male è fatto dal debole, da colui al quale hanno scippato ogni altra possibilità, anche quella di essere buoni."

 (F. Greco)

E' con un certo orgoglio che vi presentiamo:

"Benzemú" [Passatempi Satanici da Quarantena]

Disegno realizzato da Elena Etneivresni Artese per la pagina Facebook Le Origini del Male. Opera realizzata con biro, pennarelli e penna bianca su carta.

Enjoy!

"L’uomo è prima di tutto un animale da preda,"il signore degli animali da preda". Ha acquisito dagli altri animali tutte le tecniche di caccia e ha dovuto sopravvivere a se stesso, ai vicini di casa che volevano rubargli la donna, l’accesso all'acqua o il parcheggio. Il male è necessario, ma soprattutto esiste solo se visto da un punto di vista. Basta spostarsi di due gradi a nord-ovest e capire che il MALE non è così malvagio, è senso di giustizia applicato ad un punto di vista."

lunedì 6 aprile 2020

L'AMORE E' UNA CITTA' SCARLATTA



L'AMORE E' UNA CITTA' SCARLATTA


"Quando ti ritrovi in un luogo dove le strade hanno nomi che non saprai pronunciare l'unica cosa che potrai fare è batterti,  non per la gloria, non per la ricchezza, semplicemente per sopravvivere in questo mondo fatato."

La città vista dall'altopiano ha la forma di un granchio rovesciato sull'addome, uno strano granchio metà verme metà crostaceo decapode. Si sviluppa attraverso le chele di questo mastodontico essere, arancioni, possenti, dinamiche chele. Tagliano in due il paesaggio e la mia pazza coscienza. Ieri ho sognato una città primaria dove gli abitanti non avevano obblighi né diritti, ma soltanto voce, timbro, colore. Tutti i colori erano liberi. E gli uomini nascevano per una ragione. I bambini conoscevano i colori e ne acquisivano subito la libertà di utilizzo. In principio tutto era tenebra, o forse no, non me lo ricordo, eppure c'ero anch'io all'inizio di tutto, giù nel buco da cui scappammo. E non c'era niente a parte la polvere, il vento, la disperazione. No, non c'era niente a tenerci compagnia. Solo l'idea che saremmo usciti da quel cuore di tenebra, la speranza, che saremmo sopravvissuti al nostro orrore. Sognavamo di stare tra la luce più accecante del colore, un colore caldo, un colore vivo.

Il nostro futuro era una città scarlatta, nella città scarlatta avremmo camminato, liberi, fieri. C'era sempre un'ombra a tenerci compagnia, lungo il nostro viaggio mentre fondammo colonie e piccoli insediamenti fatti di passione, qui nell'isola di Lemno. E fu lì che imparammo a estrarre colore dalla cocciniglia. Io ero uno dei guerrieri più pericolosi, solo un altro soldato, sperduto nel diluvio, in una pioggia senza fine. Avevo imparato una canzone che raccontava di una città, avvolta dal colore vivo, un colore che era sapore e che poteva servire da guida, a tutti i corridori solitari che di lì sarebbero passati, che avrebbero lasciato qualcosa, un segno, un ricordo, una parola. Attraversammo città di spettri che come pallottole d’argento sghignazzavano dentro filtri di sigaretta al mentolo. Queste città avevano luci fredde, inospitali. C'era sempre qualcuno che viaggiava su velivoli di vetroresina e alluminio. Sembravano volpi o lupi, ma alcuni erano solo ombre di un mondo passato, di una civiltà dimenticata.Rovine di un mondo che non era il nostro sogno, di un altro pensiero, dove era la paura a dominare e non c'era spazio per il calore, dove non si conosceva il significato della passione né l'utilizzo del colore scarlatto. Qualcuno era stanco di vagare, ma io avevo ancora fiducia che alla fine del nostro viaggio avremmo trovato la nostra eldorado, e che c'era, doveva esserci la città scarlatta. Prima di dormire pensavo e mi ripetevo sempre: “La nascita si spegne, ora, e la morte non ha tempo di pensare. L'essere si stringe con l'essere. Umano o no. Immobile. Siamo nati colorati, Argo, che ci piaccia o no, e veniamo dal caos, ordine assoluto di ogni forma, sostanza, disegno, come una città scarlatta.”

"Se l'amore è un peccato, allora la bellezza è un crimine." (Bob Dylan)

(Liberamente ispirato al mito degli Argonauti, scritto nel 2014)

giovedì 26 marzo 2020

Dieci serie tv da vedere durante la Quarantena


Dieci serie tv da vedere durante la quarantena - Prima parte


Premessa doverosa dopo il pezzo sui film covid19:

Le scelte sono ovviamente dettate dal gusto personale di chi scrive. Non hanno pretese di completezza non essendo chi scrive onnisciente. Diverso il discorso dell’analisi dei singoli progetti. 
Non sono un amante delle serie. Lo premetto subito. L’esplosione di entusiasmo per la serialità in tempi attuali non mi coinvolge. Così come, molte delle serie che vengono definite già di culto, mi lasciano indifferente se non annoiato. Il concetto è, per me, semplice. Una storia, nell’ambito filmico, ha bisogno di un tempo per essere raccontata. Il tempo non è una scelta dell’autore, checché lui ne possa pensare, ma dipende dalla storia stessa. Ci sono storie che si raccontano in 30 secondi. Alcune in 5 minuti. Altre in 90 minuti. Raramente una storia ben narrata ha bisogno di più di 120 minuti.
Una rara eccezione, ad esempio, è Breaking Bad, serie che necessitava (eccetto un paio di eccezioni evidenti) di tutto il tempo che si è presa per far sì che il racconto fosse completo.
Molto spesso è un voluto allungamento di un brodo che tendenzialmente piace a chi mastica poco il cinema. Questo discorso ovviamente non vale per quelle serie in cui i personaggi hanno un ruolo (il poliziotto, il medico, ecc) ed affrontano quotidianamente nuove sfide. Anche se, pure in quest’ambito ci sarebbero da fare delle distinzioni fra chi ha usato delle efficaci maschere per non far vedere che stava costruendo una telenovela.

Ma ho parlato abbastanza. Ecco cinqueseriecinque che sono piaciute ad uno che non ama le serie.

1) Dead set

Lo so. Sempre con sti zombie. Ma regà che ci posso fare. Gli amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ti mordono. Serie ormai datata (risale al 2008), che ha nella brevità (soli 5 episodi) il suo punto di forza. Oltre ad un’ottima storia, degli ottimi attori e degli effetti speciali niente male. Scoppia un’epidemia zombie nel regno unito. I concorrenti del grande fratello ne sono ignari fino a quando le cose non cominciano ad apparire strane anche a loro (mancanza di dirette, la produzione che non dà cenni di vita(ahahaha) ecc.ecc.). I “reclusi” televisivi potrebbero essere gli ultimi sopravvissuti (chi faceva questa battuta in questi giorni sappia che era meno originale di un cantautore indi(e) ). Ma, ovviamente, il campionario vario di umanità lì raccolta vedrà le cose svilupparsi in maniera diversa.
Il grande pregio della serie è l’analisi di tutto ciò che ruota attorno al fenomeno del reality, dalla macchina produttiva, alle famiglie dei partecipanti ai tecnici che convivono, seppur separati, nello stesso spazio ristretto dei concorrenti.
Breve ma intenso.

2) Utopia

“Where’s jessica hyde?” Se vi fanno questa domanda non state passando un bel momento. Altra serie con un po’ di anni alle spalle. Trasmessa nel 2013 e chiusa dopo solo due stagioni, Utopia è un magnifico orgasmo per tutti i complottisti del mondo. Che raccoglie trasversalmente tutte le leggende che fanno parte del credo di questi adorabili mentecatti. Così come ne riprende anche gli esponenti tipici, dal nerd disadattato all’ignorante patentato. Cinque persone molto diverse fra loro, accomunate dal solo fatto di possedere una copia di una rarissima graphic novel, “The Utopia Experiment”, si ritrovano perseguitati da un’organizzazione chiamata The Network (lagggentevuolesapere!!!), che ha come piano uno sterminio di massa (vi ricorda qualcosa? Ecco…vedetevi la serie.).  Nel fumetto sarebbero rivelate tutte le modalità ed i punti cardine del piano e dell’organizzazione. Quindi chi ce l’ha deve morire. Se la cosa vi ricorda il famoso gioco di carte “The illuminati” siete dei complottisti! La serie ha il suo punto di forza nei personaggi, in quella freddezza tipica delle serie britanniche (che riescono solo per questo ad essere sempre superiori alle serie americane) ma, soprattutto, nella totale assenza di flat characters. Nessuno dei personaggi che si vedranno nelle due stagioni rimarrà uguale a sé stesso. A tutto ciò va aggiunta un’estetica che farà scuola da quel momento in poi per altre serie e videoclip ben più noti. Il programma è stato ovviamente cancellato dai poteri forti. O perché non aveva grandi ascolti. (chissà se oggi con internet si riuscirebbe a convincere la produzione a fare un’ultima stagione).
Scegliete voi!


3) Preacher

Amo moltissimo il fumetto di Ennis e Dillon da cui questa serie è presa. L’ho vista appena uscita e ne ero rimasto molto deluso. Già alcune scelte di cast mi avevano reso pesantemente perplesso. Ma l’inizio, per chi è un cultore del comic, è stato deludente.  Dopo anni gli ho ridato una possibilità. Devo ammettere che mi ero sbagliato. La serie è fedele allo spirito del fumetto (e qui non si può che ringraziare Seth Rogen che ha fortemente creduto nella serie, insistendo per produrla), ma è una cosa parzialmente diversa, com’è giusto che sia. Molte cose cambiano, rendendo anche i personaggi più credibili rispetto alle “figurine” alla John Wayne che quell’esaltato di Garth Ennis aveva creato. La cosa che più ho amato è che non si lesina nulla. C’è tutto ciò che doveva esserci. Violenza, sangue, blasfemia e azione. Tutto ben fatto e ben dosato. Se proprio questo non vi basta e volete uno stralcio di trama sappiate che parla di un potere, “Genesis”, sfuggito dal paradiso per possedere Jesse Custer, predicatore in piena crisi di fede. Un potere talmente forte da spaventare Satana ma persino Dio in persona. Anzi, in tre persone. Ma non il Santo degli Assassini. Anche questa serie stava per essere cancellata. Ma a furor di popolo internettiano è stata portata a compimento con la quarta ed ultima serie!

4) The Boys

E riecchilo! Altra serie ispirata ad un fumetto di Garth Ennis (vedi su). Purtroppo non conosco l’originale a vignette (ma provvederò…oh se provvederò). Finora ferma alla prima stagione. A breve, si spera, dovrebbe uscire la seconda parte. In un mondo in cui i supereroi esistono, ma sono gestiti da un’agenzia privata, qualcuno “ogni tanto” perde un proprio caro nelle azioni di emergenza di questi nuovi dei. Qualcun altro non ci sta. E decide di dare filo da torcere a questo sistema in un mondo para-nazista. In cui, però, i buoni sono per la società i cattivi ed i cattivi sono i buoni. Già nella prima serie c’è di tutto. Quesiti sul libero arbitrio, operazioni di promozione di facciata per coprire quintali di escrementi governativi, analisi delle motivazioni strettamente personali che spingono i singoli personaggi. Il tutto condito col solito piglio di Ennis. Il che, come detto, vuol dire, sarcasmo, rifiuto del potere misto a machismo ed antimachismo ed eroismo ed antieroismo. Insomma tanto sangue e tante chiacchiere. Con discorsi a là Tarantino (che sono ispirati ai fumetti di Ennis, quindi coevi o precedenti a quentino) incredibilmente divertenti. Dopo un discorso mi sono mancate persino le Spice Girls. Ho detto tutto.


5) Z Nation

Dagli zombi siam partiti e con gli zombi finiamo. Chi la conosce sa perché bellissima. Per chi non la conoscesse è una serie prodotta dalla Asylum (nota per i suoi prodotti low budget volutamente al limite del ridicolo) per la rete americana SyFy andata in onda dal 2014 al 2018. Ben cinque stagioni. Nata come versione scrausa di The Walking Dead ne ha ampiamente sorpassato la qualità sotto tutti i punti di vista. Non mi soffermerò qui sul perché TWD è una pessima serie, ma basterà dare una scorsa ai motivi per cui Z Nation è una bella serie. La trama è inizialmente semplice. Anzi di più. Una fotocopia di TWD. Un gruppo di sopravvissuti si ritrova assieme allo scoppiare di un’epidemia zombi. Però, per prima cosa, la serie inizia quando l’epidemia è già in corso da un po’. Parte facendoci vedere dei carcerati che vengono forzatamente sottoposti a degli esperimenti per un vaccino anti z(eh già. Pure qua i vaccini).  Subito dopo l’iniezione del vaccino ci sarà un’irruzione di zombie nella sede del laboratorio. Un carcerato, Murphy, sopravviverà ai morsi degli zombie. Da lì partirà una storia incredibile in perenne evoluzione, quando Murphy, abbandonato e sopravvissuto, si unirà all’eterogeneo insieme dei protagonisti. Murphy diventerà la speranza del genere umano. Ma sarà anche molto altro.

Z Nation non batterà mai sul lato tragico e da soap opera dei rapporti fra i protagonisti. Pur non mettendo mai da parte l’interazione umana, la criticità delle relazioni, il razzismo e la diffidenza reciproca, ma, semplicemente trattandoli in maniera meno melodrammatica e, paradossalmente, più realistica. In tutto questo, però, il prodotto Asylum, non dimenticherà mai di essere intrattenimento, fornendo quasi in ogni puntata delle scene di lotta ed uccisione zombi estremamente fantasiose ed in linea di massima molto ben fatte (facendo propria la lezione di Zombieland).

Il cast è ottimo, sia per la costruzione dei personaggi (più vari e tutto sommato più realistici, anche per la scelta dei volti, rispetto a TWD), sia per la recitazione degli stessi, nei momenti drammatici e nei momenti comici o sopra le righe(frequentissimi). Ma la cosa che più mi ha entusiasmato di Z Nation è stato il progredire fantascientifico della trama. Con gli umani, che in puro stile Romeriano, anche in epoca di tragedia continuano a fare errori su errori sempre più grossolani. Anche quei residui di governo, o governi, rimasti compiono ogni volta degli errori sempre più grandi, portando spesso a delle evoluzioni mutanti degli zombie che, oltre ad essere pericolosissime, rendono la serie più accattivante e sempre sul filo del rasoio. In tutto questo, la figura di Murphy, la sua evoluzione, la sua interazione con gli zombie sembrano ancor di più la naturale continuazione di quel discorso evolutivo iniziato da Romero con i personaggi di Bub e Big Daddy. A questo, come già detto, aggiungete palle rotanti di zombie, zombie fresati, uccisioni fantasiose, spiattellamenti e chi più ne ha più ne metta. Quando la fine del mondo sarebbe davvero divertente.


Fine prima parte



Scritto da Mauro Nigro, regista, fondatore di N2 video productions e appassionato di cinema e tv 


domenica 15 marzo 2020

Il riparo dalla battaglia


Avvenne in un'altra vita, una vita di sudore e di sangue quando nero era una virtù e la strada era piena di fango. Io venivo dal deserto, una creatura senza forma. "Entra" - disse lei - "Ti darò riparo dalla tempesta". 

(Bob Dylan)

Intro

"È perché canta sempre la stessa canzone che l'usignolo è così ammirato?" Così il padre dei molti figli prese un volatile e lo resse per le zampe sul capo della donna, esclamando:" Oh, Upulero, serviti del volatile. Lascia cadere un bambino, ti imploro, lascia cadere un bambino, che scenda nelle mie mani e nel mio grembo. E’ arrivato il bambino? Sì, sta già poppando!"

Ecco il rituale, ecco la profezia che si avvera, e da queste lande amene nascerà il nostro Salvatore! Abbiamo sacrificato un altro uccello, abbiamo rinunciato al nostro sogno. Ora cerca l'adulto nel bambino, allo stesso tempo nel bambino rivedi l'adulto che si sacrifica, gioendo della vittoriosa e necessaria sconfitta. Abbiamo appeso nelle nostre case mascelle di cervi e maiali selvatici, così che lo spirito, che anima quelle ossa, richiami le creature viventi della stessa specie sulla pista del grande cacciatore.

Il riparo dalla battaglia

Mio nonno raccontava sempre che quando un pescatore mette in acqua una trappola per i pesci, cerca un albero, i cui frutti siano stati beccati molto dagli uccelli. Da quest'albero taglia un robusto ramo che gli servirà come sostegno per la sua trappola. In questo modo, come l'albero ha attirato gli uccelli, così il suo ramo attirerà i pesci. E' una specie di magia, ma un popolo, quando affida il suo futuro al proprio esercito, significa che le ha già tentate tutte, perciò l'unica cosa che resta da fare è confidare nelle arti mistiche, nel mondo astrale e nella magia simpatica.

E il saggio dice: Nascondi una spada dietro un sorriso e avrai buone possibilità di vittoria. Qui non ci resta altro da fare che combattere, fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo respiro. Diffida dal fratello perduto e da colui che viene incontro col suo miglior sorriso: questo non è il momento della speranza, questo non è il momento d'esser rallegri.
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce. Gioiscono davanti a te, come si gioisce quando si miete, e come si gioisce quando si spartisce la preda. Vedi però qui qualche preda, escludendo noi stessi? Ogni calzatura di soldato nella mischia, e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato, sarà esca pel fuoco, ora. Ogni battaglia è vinta prima che sia combattuta, è vero, ma solo per chi sta dalla parte del giusto, dalla parte del vincitore. Non ci sono premi di consolazione in vita, così come in morte, non c'è rifugio né riparo, in questa battaglia. Ho attraversato una città di pietra. Ho visto una nazione, raccolta nel vento del cambiamento. Non mi è piaciuto, ciò che i miei fratelli sono diventati: perciò son ora il Rinnegato.

Un fuggiasco senza dimora, perso nella tristezza, di una Gloria ormai passata. Nella tormenta, ora la battaglia infuria: mi è sembrato di vedere, tra il fumo e la terra che si sollevava, una volpe infuocata. Ero bruciato dalla stanchezza? Oh, sì! Sepolto dalla grandinata, e ancora avvelenato nei rovi, stremato sul sentiero. Cacciato come un coccodrillo? Devastato nel grano, mentre volavano coltelli nell'aguzzo indaco ciel. E silenzioso, come un inverno che non vuol cedere spazio al calore. Vidi migliaia di persone in grado di vincere l'oscurità. E ricorderò quel gelido vento, che gridava nei tuoi occhi cobalto. La bellezza cammina sul filo del rasoio, e un giorno la farò mia. Mi cercherai, ritrovandomi nella desolazione della tua mente. Questa notte la luce non ha lasciato nessun ricordo sulla pelle. Desolazione e solitudine, attorno ancora rumore, inespressi desideri. C’è stato un giorno, nel nostro sogno, in cui potevamo scrutare, come una chimera distante, qualcosa di oscuro e serrato. Abbiamo raccolto tutto alla bell'e meglio per andare avanti e procedere nella spedizione. E poi abbiamo gettato la chiave, scordato la combinazione: troppo prezioso il carico del viaggio per controllare. Non c'era più tempo per riflettere, né per tornare indietro!

Fiducia: era tutto vincolato a una fede cieca. Non andare dove il sentiero ti può portare; va’ invece ove il sentiero non v'è ancora, e lascia dietro di te una traccia. E lascia che vi sia Gloria sulla tua vestigia. Il sangue ribolle, dentro le mie vene stanche, non c’è un domani, per sviscerare tutto questo sentire. Non c’è dolore, che questa ruggente notte possa contenere. Soltanto tu, sei la muta testimone di questo pensiero, di questo sogno evanescente di libertà.

Il mondo è quello che deve essere, oggi più che mai. Abbiamo provato a vivere, dentro i nostri abiti da sera, dentro i nostri micro-processori, così fedeli, così attenti a mostrarci solo cose vere, di un mondo e di un pensiero, che non siamo ancora capaci di leggere, nella sua interezza. Il disegno ci sfugge, forse perché il disegno (ancora) non esiste. Abbiamo aperto una bottiglia, pensando che contenesse colore e sostanza, ma dentro c’era un mondo arcaico, di violenza e di furioso rancore, pronto a distruggerci, a cancellarci.

Il sole arriva ogni mattina ma non raggiunge il rifugio dove ci siamo nascosti. La caverna è molto profonda e ci protegge dall'oscurità, ma ci nasconde anche ai raggi del sole. Il mio corpo è ferito, sanguinante, ma la mia mente è ancora libera di agire. Credo che la lascerò vagare oltre questi campi di disperazione. La porterò lontano, dal male che ci affligge, che attanaglia la vita dei miei fratelli, ridotti ormai in catene. Io invece ho spezzato i miei ceppi, così adesso vago nella notte, tenendo strette le speranze, come quando da bambino, la mia mano esile e sudata, stringeva quella di mio nonno. La porterò lontano, perché c’è ancora un sogno che si alimenta nel fuoco sacro dello spirito. Sento le anime di chi ha costruito questo vecchio mondo. Uomini che si sono sacrificati, per darci qualcosa, su cui poter vivere. Un pezzo di terra, un pezzo di pane, quel po’ di calore. Oggi vedo solo confusione e disperazione.

Sento un uomo urlare una lingua incomprensibile, ma se chiudo gli occhi e trattengo il respiro, riesco a capire ogni singola sillaba. Ogni singolo pensiero provenire direttamente dal suo cuore nero, dalla sua anima stanca e malata. E' la voce della coscienza di questo vivere, eterno vagare, senza scopo né meta. Oggi voglio credere in qualcosa che sia grande, che mi dia gioia, voglio credere in questi occhi, in questo sorriso, in questa pelle candida, in questo bacio sincero, e in tutta la dolcezza che proviene dal suo cuore, dalla mia follia. Vedo ancora tutta l’oscurità avvolgere la mia gente, ma non ho paura, adesso. Perché so che la fine è vicina e io la affronterò al meglio delle mie possibilità. Senza disperare, perché tutto ciò che possiamo fare è respirare, lottare, vivere e morire.

Outro

In un piccolo villaggio sulla collina si sono giocati i miei vestiti, ho patteggiato per la salvezza e mi hanno dato una dose letale. Ho offerto in cambio la mia innocenza e sono stato ripagato con lo scherno.

[Basato sulla lettura del libro Il ramo d'oro: Studio sulla magia e la religione di James Frazer]



giovedì 12 marzo 2020

Dieci film per capire meglio i tempi del Covid-19



      1)   La città verrà distrutta all'alba

Che dire (oltre che la distribuzione italiana, con il titolo in questione, ha vinto il premio per lo spoiler più clamoroso di sempre). Il capostipite di tutti i film di contagio e paranoia. Nessun film, ancora oggi, è riuscito a descrivere per bene il terrore per la mancanza di contatto e comunicazione con le autorità. Il senso di sfiducia, o di fiducia tradita, da chi dovrebbe proteggerti.
Il precipitare rapido degli eventi. Il peso delle scelte estreme.
Ma è anche (non per colpa sua) il film responsabile di tutte le fake news paranoiche che vedete in questi giorni. Dal virus militare di cui si perde il controllo al  protocollo "BS-qualcosa” per cui si spruzza roba nell’aria. Nessuno come Romero (e quando dico nessuno, intendo nessuno) è stato in grado di analizzare, cristallizzare ed universalizzare i meccanismi della paranoia degli esseri umani, in quanto singoli ed in quanto genere. Quel dramma umano di cui qualcuno si riempie tanto la bocca, descritto nel 1973, ma che non perderà mai attualità.

2)     La cosa

Sono di parte. Carpenter è indubbiamente il mio regista preferito. Ma la cosa (che in realtà, giova ricordarlo, non è un remake, ma l’unico fedele adattamento del racconto “Who goes there?” di John W. Campbell) descrive in maniera efficace il crescente senso di sfiducia anche verso persone che si conoscono. La mostruosità visiva dell’essere alieno è, all’apice della sua manifestazione, facilmente riconoscibile. Ma è chiara l’allegoria su ciò che si insinua in noi e che non possiamo vedere e riconoscere, e che rende una minaccia anche le persone con cui si sta a più  stretto contatto.

Avete fatto la spesa in questi giorni? Notati gli sguardi strani? Ecco…



   3)    Zombi

Di nuovo Romero. Ma è il re incontrastato del genere e dell’argomento. I primi minuti di zombi, quelli del confronto fra il giornalista e lo scienziato, rappresentano, in questo momento, la migliore analisi possibile della realtà.
 Lo scienziato spiega, il giornalista, che è anche un cittadino, contesta (anche per la mancanza di fiducia ingenerata dalle istituzioni), rifiutando la realtà (che il contagio non è democratico e non ascolta opposizioni), parlando di questioni di principio, di moralità e di amenità simili. Lo scienziato prova a fargli comprendere che nessuno scrupolo morale fermerà l’espandersi del contagio. Ovviamente (il film si chiama Zombi, direi che non è uno spoiler) il suo appello rimarrà inascoltato. Da lì in poi è un divertente festival di sangue. Senza però dimenticare di ricordare che, anche nelle peggiori tragedie, i superficiali, i buzzurri, i tamarri e l’egoismo umano resteranno le minacce peggiori. Vi ricorda qualcosa?

   4)      28 settimane dopo

Eh sì! Il secondo e non il primo (seppur bellissimo). Perché 28 settimane ha il pregio di raccontare il post outbreaking. Una fase che, paradossalmente, è più simile a ciò che stiamo vivendo noi ora. Il senso di paranoia per tutto il film è enorme. Ma è anche una bella riflessione sul coraggio dei singoli e su come questo, se non esiste una volta non esisterà mai, ed avrà conseguenze su tutti.
Come non fermarsi dopo aver provocato un incidente o… com’era quella roba dell’assalto ai treni?

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    5)   Il demone sotto la pelle

L’espansione e la rapidità del contagio in un luogo chiuso ed urbano. Però narrati da David Cronenberg. Quindi ampiamente conditi con sesso, fluidi corporei, e tutto ciò che riguarda l’anatomia. Un rimando diretto alla malattia ed alle sue fasi.

 6)  The nest

Un film italiano, nuovissimo. Posso dire davvero poco. Ma la cosa fondamentale è che si parla dei limiti, delle scelte drastiche e di come le imposizioni possano avere effetti controproducenti. Gravi.




    7)      Il giorno degli zombi

E rieccolo il Nostro amato George Andrew. Qui siamo in una fase post espansione. Ma la cosa interessante è l’analisi dei rapporti umani in uno spazio delimitato, di persone costrette in un ambiente ben circoscritto che, in caso di esplorazione esterna, rischiano fortemente la vita. Perfetta la descrizione del rapporto fra (ciò che rimane) dell’autorità (i soldati) ed i civili (gli scienziati). Come questi ultimi diano, come al solito, indicazioni e non vengano ascoltati. L’egoismo e le pulsioni animali che porteranno, come sempre, a distruzione e sconfitta per gli esseri umani. Seguire l’istinto di sopravvivenza non è la soluzione. La logica sì.

     



    
    8)     L’ombra dello scorpione

 "D'altronde, in tutte le città c'era una mucchio di gente che starnutiva e si soffiava il naso. I germi del raffreddore sono gente socievole, pensò. Ci tengono a dividersi il malloppo." Eh, sì, non poteva certo mancare il Maestro dell'horror. Specialmente se si tratta di raccontare la storia di un raffreddore che uccide l’umanità. Non è un film, bensì una miniserie tv, ma non sono riuscito a escludere un prodotto che narra di un virus senza cura, che potrebbe essere fatale per l'umanità. Consiglio la lettura del romanzo, che è un capolavoro, ma anche la miniserie merita di essere rivista, oggi più che mai. Per appassionati di Stephen King, ma anche per chi è curioso e ama il genere. 


9)  Rec

Sarà che è ambientato in Spagna (dove gesticolano come e più di noi), sarà la soggettiva perenne dell’operatore, saranno i palazzi così simili ai nostri ma Rec da un incredibile senso di familiarità e, quindi, al contempo di paura sincera.
I rapporti con i condomini (gente che vedi, magari solo di sfuggita, da anni) che, all’improvviso, diventano una questione di vita o di morte (più di morte). I piccoli odi, le questioni irrisolte e poi l’improvvisa necessità di dover collaborare per una quarantena forzata. Che richiederebbe la collaborazione di tutti. Ovviamente potete immaginare come finirà… (ma se non lo avete mai visto non immaginerete mai il finale).




10)  I think we’re alone now



Film che indaga a fondo su quale sia il senso del rapporto fra gli esseri umani. Partendo dal presupposto di un non precisato evento che ha sterminato la razza umana, il film esplora poi le connessioni fra abitudini, calore umano, paure, traumi personali, libero arbitrio, accettazione del dolore e desiderio di dimenticare. Doloroso. Ma con un filo di speranza.







#Bonus

1)      L'ultimo uomo della Terra

Pellicola del 1964, interpretata da Vincent Price e tratta dal romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson. Girato in esterni nel quartiere EUR di Roma, questo film venne ignorato dai più, ma nel tempo è diventato un cult, per la sua singolarità e per l'aderenza con il testo di Matheson, autore caro al cinema di genere. Una città apocalittica, Roma, un attore che non ha bisogno di presentazione come Price, uno script che godrà di maggior fortuna a distanza di quarant'anni. Assolutamente da non perdere, anche se per veri cultori del genere.


              



2)  E venne il giorno 

Film manicheo: c'è chi lo ama e chi vorrebbe mandarlo al rogo. A me personalmente è piaciuto. Anche perché trovo divertente che un autore come M. Night Shyamalan si sia divertito a fare il John Ford in missione per conto del genere catastrofico. Alcune scene sono di culto, altre forse da dimenticare, ma è l'insieme che conta e che fa la differenza. Il fatto che ci sia un qualcosa nell'aria di malvagio e di impalpabile, ci riporta inevitabilmente a riflettere sul nostro quotidiano panico stupore, ai tempi del Covid-19. Considerazioni personali a parte, si tratta di un buon esempio di storia costruita sul modello tradizionale del racconto fantastico ottocentesco. Se vi pare poco!



Scritto da Mauro Nigro, regista, fondatore di N2 video productions e appassionato di horror

domenica 8 marzo 2020

Kevin Cipparrone non abita più qui!



Una volta Tom Waits durante le riprese di Short Cuts chiese a Robert Altman come voleva inquadrarlo. E Altman gli rispose: – Il tuo mondo in questo momento è quello del recitare, il mio è quello di fare le inquadrature, quindi non rompere le palle. Peccato non ci sia più gente come Robert Altman in circolazione!

In effetti stavo notando che ogni volta che muore un grande della musica, Prince, Bowie o Merle Haggard, c’è sempre lo spiritoso che fa qualche battutaccia su Keith Richards. A me piace pensare che Keith legga tutti i nostri post, che di simpatico hanno davvero ben poco, e si faccia una risata sopra. Niente, si faccia sopra. Bene così! Un po’ come quella volta che mi trovavo a Roggiano Gravina per assistere a un concerto di Tolo Marton, perché sono un tamarro come pochi e mi piace quel tipo di musica datata. In particolare apprezzo quando la sezione ritmica di una band è capace di chiudere il pezzo senza fare errori. E’ una mia fissazione. Prendere o lasciare.

Mi reputo in assoluto una delle persone meno competenti per parlare o, peggio,  scrivere di musica. Onestà, ci vuole onestà di ‘sti tempi, fanculo la diplomazia e fanculo anche a quei quattro situazionisti che con tre accordi ci costruiscono una carriera e un conto in banca dignitoso. Non fa per me, campo alla giornata io e accampo scuse basandomi su alibi morali che reggono solo nei giorni pari, quando mi va bene. Soffro d’insonnia e piglio un po’ di cose per riposare decentemente, di tanto in tanto.

Ieri notte in tv c'era On the road, tratto dal libro-culto di Jack Kerouac. Non un bel film. Però è servito per farmi tornare in mente la storia dei gemelli Kevin e Nicholas Cipparrone, che ho conosciuto in villeggiatura a Fuscaldo, molti anni fa. Loro venivano per trovare nonni e zii e si fermavano due mesi all’anno, nei travolgenti e sfolgoranti anni novanta. E Fuscaldo all’epoca sfolgorava, di vita e di pazzia. Mio padre, che è sempre stato un grande ironico, aveva coniato un’espressione per descrivere quello status: Vabbè, ma tanto siamo al mare!

Nel senso che era tutto concesso e tollerato. Qualche volta mi ricordo che andavamo da Zucchero a prendere un gelato e a discutere sui massimi sistemi e sulle scena musicale underground italiana. Loro in realtà, i gemelli del gol Cipparrone erano appassionati di heavy metal e di band come Pantera, Anthrax, Sepultura e altre realtà che io conoscevo solo di riflesso, visto che mio cugino aveva una dignitosa collezione di musicassette. Le canzoni erano come delle ciambelle, le potevi mettere in tasca, ora invece è tutto così impalpabile, o forse è solo l’arteriosclerosi che avanza.

A me interessavano poche cose e musicalmente ai tempi non ero andato oltre la sacra triade De André-De Gregori-Guccini, e a livello internazionale, Police, Nirvana, U2, Queen e Madonna. Insomma, non capivo un cazzo di musica, ignoravo l’esistenza dei Magma (gruppo francese che canta in una lingua inventata dal leader-batterista e glottoteta) e la ignoro ancora oggi. Più che altro mi interessavo di cinema e libri, ma anche lì non è che ci capissi molto. Insomma sono sempre stato uno coerente, diciamo.

A Kevin non stavo simpatico, perché lui era uno di quelli emancipati, oggi lo definiremmo hipster, ma all'epoca non avevamo tanti termini per etichettare la gente. Ci limitavamo a chiamare stronzi, le persone che ci stavano sulle palle. Eravamo fatti così, come diceva la sigla di un cartone animato educativo. Un’altra cosa importante era che tutti noi, simpatici e antipatici, eravamo ostinatamente contro la tecnologia. Cioè, facevamo delle concessioni. Videoregistratore, impianto stereo e chitarra elettrica erano ok. Ma già chi era fissato con i cd non ci andava così tanto a genio. Io avevo un Walkman Sony, e penso anche Nicholas, con cui ci univa la passione per i testi di Kurt Cobain e alcuni libri che ci scambiavamo in un gioco inesauribile e sfiancante di citazioni, per noi colte, ma che oggi farebbero solo pensare a due disadattati come tanti. Due di quelli che preferiscono trascorrere il proprio tempo dietro ai libri, piuttosto che ad andare appresso alla ragazzine.

Ma negli anni novanta era tutto molto normale e dignitoso. Anche l’essere dei disadattati poteva avere un senso, o forse mi piaceva pensare fosse così. Se non ricordo male c’era anche qualcos’altro che ci univa: l’ideale politico. Qualcosa di vago, che era in qualche maniera legato con la Pantera, il movimento universitario di cui noi sapevamo poco e niente. Ma era bello pensare di farne parte, anche solo a livello ideale. Del resto ero uno che leggeva Kerouac, e che quindi in qualche modo aspirava a quello stile di vita cosiddetto “alternativo”. E gli alternativi all’epoca erano il mainstream di oggi, per quanto riguarda il “Volume Noi Giovani Anni Novanta”. Ci si accontentava davvero di poco, o forse no. In effetti eravamo scontenti come pochi. In giro c’erano personaggi a dir poco sovversivi e folkloristici. Impazzavano i fan di Lorenzo Lamas, e c’era chi a bordo di una Honda NSR 125 si sentiva un maniaco della velocità, mentre sfrecciava a tavoletta, evitando pedoni, passeggini e anziani con la mobilità di un bradipo in calore.

Ma poi c’era il momento che tutti noi aspettavamo. Il falò di San Lorenzo. Che ci prendeva almeno una settimana per preparativi e organizzazione. Legna, fischi, ragazze da invitare e che sistematicamente ci davano bidone e poi, dulcis in fundo, un assortimento di bottiglie che manco i peggiori bar di Caracas. Era l’epoca del Gin Lemon e del Vodka Tonic, quella, e quasi nessuno di noi era ancora andato in Spagna. Fatto da non sottovalutare. Nonostante questo, si procedeva sempre a testa alta, come tanti caproni disarticolati.

I gemelli Cipparrone suonavano entrambi la chitarra, e io all’epoca mi ero convinto di saper cantare. Di positivo ci fu che tramite una ragazza che piaceva a tutti e tre, scoprimmo un mondo: l’Irlanda. E anche qui, grandi seghe mentali e non, con cinema musica e libri. Anche se la scoperta di Roddy Doyle, mi sarebbe tornata utile, quasi 10 anni dopo, a Cork. Ma quella è un’altra storia!

L’unico vera dramma di quelle sere d’estate era quando l’ubriachezza molesta mista agli ormoni sfociava nel delirio politico e distopico alla Gibson, William, purtroppo!

Questo è quello che la mia mente ricorda a grandi linee, del comizio di Kevin Cipparrone:

La dittatura, il sistema, la nomenclatura, e tutto quello che noi vediamo come un barlume di parvenza che in tanti chiamano società civile in realtà non esistono. L’individuo oggi viene completamente lasciato libero, (allo sbando) da uno stato invisibile, impalpabile, che però quando avverte che l’individuo diventa pericoloso, e che quindi costituisce una minaccia reale, o potenziale, lo bracca e fa di tutto per ridimensionarlo, come si fa con una bestia feroce, che ha perso il senno. C’è solo questo controllo “apparente” tra gli individui e gli stati, le nazioni, che hanno perso sempre più potere e sono ormai allo sbando e verso un disarmo totale. Dove conta solo il profitto di aziende, multinazionali e corporation. Diciamo che il mio punto di vista si ispira più ad autori come Dick, Burroughs e William Gibson… E qui il ricordo diventa davvero molto vago, ma non so dire se per colpa mia o no.

Viviamo per desiderare, e cosi farò anch’io, e balzerò giù da questa montagna sapendo tutto alla perfezione o non sapendo un bel niente, pieno di splendida ignoranza come un “coglionazzo” qualsiasi che si barcamena scongiurando un naufragio con questa Marea di seconda mano.

(Jack Kerouac)

Il mio nome è Kevin Cipparrone e vivo a Fagnano Castello 



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